Una giornalista Bionda alla Coppa Italia LNP

Quando ero piccola, un secolo fa, c’erano tante cose che mi facevano battere forte il cuore. Prime fra tutte le gite. Erano eventi che spezzavano la quotidiana monotonia delle giornate tutte uguali e che fissavano un punto nel futuro. Io avevo un’abitudine: il calendario da carcerati.

Era una specie di foglio A3 diviso in celle (un foglio excel di cellulosa tridimensionale)  L’ultima cella conteneva la fatidica data, ma prima di essa c’erano tante celle vuote sulle quali, giorno per giorno, applicavo la mia croce, la sera, prima di andare a dormire. Poi mettevo via quel foglio dentro una scatola da scarpe (praticamente un’antenata della cartella, una directory di cartone a tre dimensioni) e la scatola sotto il letto (il mio hard disk).

Oggi mi capita di rado fare delle gite. Mi sposto spesso, ma gli spostamenti per lavoro non hanno più il sapore del pane e frittata e di Loacker alla nocciola. C’è solo un momento, nel mio anno lavorativo, che io considero una gita e che vivo con la stessa adrenalina: la Coppa Italia di Basket della LNP.

Sono 4 anni che, con la mia testata, partecipo a questo evento che attendo producendo la stessa adrenalina della gita delle medie. È il momento del ritrovarsi, della condivisione, delle amicizie portate avanti sui gruppi di Facebook, Telegram e Whatsapp che vivono nella Coppa, la ritrovata goliardia della gita scolastica. Ognuno di noi ha una vita propria, una professionalità (spesso diversa dalla fotografia e dal giornalismo sportivo) ma nella Coppa Italia diventiamo tutti studenti delle medie.

Io provo una sottile vena di piacere nel trovarmi, spesso, come unica donna in un gruppo di baldanzosi maschietti. Questo orgoglio femminile (lasciatemelo dire con sincerità) spesso mi fa distogliere l’attenzione dal controllo della mia biondità, la quale mi porta a mettere un po’ di rosa in un mondo così strong fatto di muscoli e sudore.

Vivere la Coppa Italia vuol dire lavorare duro, a ritmi serrati e a tratti impossibili, seduta in tribuna stampa anche per 12 ore di seguito.

 

Effetti della Coppa Italia su una bionda

  • dimagrimento per assenza di cibo
  • gambe a mortadella per assenza di circolazione
  • isterismo per assenza di nicotina
  • invisibilità per assenza di trucco
  • allucinazioni per assenza di caffè

Ecco proprio di allucinazioni volevo parlarvi.

Quando cominci a lavorare il venerdì con i quarti di finale sei al massimo delle forze. Quattro gare, una dietro l’altra ti sembrano una passeggiata (anche se per il titolo dell’ultima gara, ho cominciato ad avere dei problemi con le province della lombardia). Catapultata nel Palasport di Ozzano alle 13 e 30, sono riuscita a trovare la via di fuga con Gelindo e i miei colleghi, dopo quasi 12 ore. Cena veloce (con smarrimento sciarpa rosa con gufi comprata a Camden) e poi nanna.

DRIIIIN! La sveglia di sabato mi sorprende immediatamente. Colazione abbondante e via… all’Unipol Arena, il regno dei concerti e delle maxi serate posh bolognesi. Si lavora sulle semifinali di Serie B e di Serie A2, ingresso ore 13, uscita ore 23 (10 ore in seconda giornata: ci è andata più che bene) insomma, cena, ninna, driiin, colazione… dopo 12 ore ero di nuovo seduta.

Ho cominciato ad avere le allucinazioni.

Con il Napoli vincente, da donna del sud, mi sono fatta prendere la mano nella redazione del pezzo: mi sono venuti in aiuto tutti i grandi compositori della musica melodica napoletana da Murolo a Caruso: peccato che l’omonimo Murolo era in campo ma di Caruso nemmeno l’ombra (e spero che oltre me e Davide non se ne sia accorto nessuno, durante quell’ora che la notizia è stata online). Dovevo immaginarlo che, dopo tutte quelle ore, sarebbe sopraggiunto il malessere mentale. Le allucinazioni si sono protratte anche nella gara di A2 con le visioni di muscoli volanti nell’area di gioco. Non vedevo più giocatori ma muscoli: gambe, braccia con teste varie che si spostavano disordinatamente nello spazio. Dovevamo fare un ultimo sforzo, chiudere i pezzi e caricare le foto.

Spente le luci, mentre gli operai smontavano canestri, noi eravamo ancora al lavoro per completare l’upload delle fotografie, lo spam nei vari canali, il perfezionamento dei post e controllare che tutto fosse perfetto. Erano passate due ore dalla premiazione e noi eravamo ancora lì, al lavoro ma felici. Mancava solo un’ultima cosa: la foto finale di rito. E quest’anno c’era anche Gelindo con me.

Coppa Italia LNP

Fatta la foto, ultimo fotogramma: baci, abbracci, lacrimuccia e partenze.

Ora sono tornata a casa e ho già riaperto la scatola sotto il letto, per riporre un nuovo foglio excel di cellulosa pieno di tante caselle vuote fino a marzo 2018.

(foto di Fabrizio Di Falco per Basketinside.com)

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