Intervista ad Alessandro Mazzù: l’uomo in giallo

Ho incontrato Alessandro Mazzù in una splendida giornata di metà marzo. In Italia, soprattutto al sud, ci sono giornate di anticipo di primavera e il 18 marzo è stata proprio una di quelle con un bel sole alto e cielo limpido. E con quale colore i bimbi disegnano il sole? Giallo! Ecco, il giallo è il colore di Alessandro Mazzù. Giallo come le sue scarpe, l’orologio, ogni piccolo particolare che si associ sia alla sua vita professionale che privata. Gialla è l’ultima lampada acquistata da Ikea come è gialla anche la copertina del suo libro: “Il primo manuale operativo per consulenti di web marketing”.

Per Alessandro, assieme a Monia di Montag e Valentina (la mia socia bionda) abbiamo deciso di organizzare una tappa del suo tour libresco a La Feltrinelli di Latina. La prima cosa che gli ho chiesto (seduti davanti ad un piatto di spaghetti)  è stato di raccontarsi. Lui, credendo che io volessi sapere della sua vita professionale, ha iniziato a snocciolare le sue origini. L’ho fermato. “Voglio sapere di Alessandro: l’uomo” (si è rilassato in un bel sorriso, forse un po’ disarmato da questa domanda da bionda ma ha acconsentito a raccontare un po’ di lui).

Alessandro è un uomo che ha attraversato 40 anni di vita e oggi, con grande sincerità e senza esitare, afferma di essere felicemente sposato, di avere un bimbo sul quale riversa tutte le sue passioni e dal quale torna appena può, nonostante sia spesso in giro per l’Italia per lavoro. Con Alessandro abbiamo discusso a lungo su nord e sud, su come sia più semplice organizzare percorsi formativi al nord, con meno fatica e meno sbattimenti e come sia difficile, invece, continuare a credere che qui al sud si possano cambiare le cose. Mi è sembrato scettico e, probabilmente, le sue esperienze personali pregresse gli hanno lasciato dell’amaro in bocca, ma non smette di sperare. Insieme ci siamo entusiasmati immaginando un percorso, un processo che si possa proporre per diffondere e divulgare l’alfabetizzazione digitale dedicata alle aziende, alle donne, ai ragazzi. Insomma insieme, davanti ad un calamaro (la pasta l’avevamo già respirata io e Monia) abbiamo sognato.

Alessandro è un uomo che ha deciso di prendere dal suo tempo passato, spunti e stimoli per il futuro. Ha comprato una meravigliosa Harley Benton 8 corde ed ha deciso di ricominciare a suonare. La musica è una componente importante. Un elemento del suo passato che l’ha coinvolto talmente, al punto tale da portarlo a vivere la musica da protagonista con il suo gruppo Death Metal. Mi ha raccontato della pausa universitaria per la tournée musicale, fino a quando non incontrò il suo se stesso con il doppio degli anni. La visione di questo Ebenezer Scrooge (chi non lo ricorda ne Il Canto di Natale?) solo, in una casa triste, senza famiglia con una chitarra come sposa, lo scosse e lo fece tornare sui libri. Ora, con una consapevolezza diversa, è tornato a pizzicare le corde, essendo riuscito a schiarire quel nero rock iniziale, prima in arancio (come ci racconta descrivendo il logo della sua agency di qualche anno fa) fino al giallo. Il suo colore.

Si dice che una persona la riconosci e la inquadri guardandola mangiare: Alessandro Mazzù è un uomo goloso, ve lo garantisco. Credo di interpretare positivamente questo segnale: amare la vita, le sfide, le novità. Il suo essere monaco zen digitale, portare una barba lunga rassicurante, serve a moderare la fame di entusiasmo, lo stesso che infonde a chi lo ascolta durante una sua lezione.

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