Ho conosciuto l’evento dedicato al Visual Storytelling organizzato da Studio Samo poco più di un anno fa ed è stato subito amore.

Il mio ingresso nel mondo digitale è stato quasi due anni fa. Pensandoci non è trascorso molto tempo, ma comunque mi posso dire soddisfatta delle strade e dei percorsi intrapresi finora e, per un’insicura come me, una gran parte del merito lo devo a chi mi ha sostenuto con pazienza e benevolenza (ad esempio la mia socia Alessandra, la mora matta Monia e l’ancor più folle Flavia che all’anagrafe risulta chiamarsi Flavius).

In questi due anni mi sono appassionata subito al racconto e, soprattutto, a quello effettuato tramite immagini, video, GIF, grafiche ed infografiche.

Ora… Qui lo dico e qui lo nego: io sono una bionda anomala. Non ho molto senso del gusto, ai vestiti da stragnock in stile Reese Whiterspoon ne La rivincita delle bionde, preferisco robette anonime (preferibilmente nere anche con 50 gradi all’ombra) e, almeno all’inizio, non riuscivo a creare delle grafiche decenti nonostante l’impegno che ci mettevo.

Ho iniziato a studiare come le aziende esprimono la loro visual identity per capire come trarre buoni spunti a livello grafico e fotografico. Io sono così, ho la testa che è un vulcano pieno di idee ma faccio fatica a donar loro quel tocco di gradevolezza estetica che tanto amano gli utenti.

Per questo motivo sia l’anno scorso che quest’anno, ho colto al volo la palla al balzo che mi ha lanciato Valentina Tanzillo, una visual strategist con i controfiocchi, partecipando per due edizioni consecutive al #visualsamo, ovvero il corso dedicato allo storytelling fatto attraverso gli elementi visuali.

L’edizione 2017 è stata parecchio corposa: due giornate piene di interventi interessanti che hanno tenuto alta l’attenzione di oltre 500 partecipanti accorsi da tutta Italia. La cosa più importante da sapere sul Visual Storytelling, che è stata rimarcata più volte nel corso delle due giornate è che:

Non esiste la strategia senza creatività e non esiste la creatività senza strategia.

Raccontarsi in rete con l’ausilio di elementi visuali, ma anche solo testualmente, richiede entrambe le cose. Non si può scrivere un buon testo o scattare una buona foto senza aver ben chiaro l’obiettivo finale e senza aver effettuato studiato come raggiungere il centro. Come, d’altra parte, non è possibile sapere cosa si vuole raggiungere senza conoscere i mezzi che ci permetteranno di colpire nel segno.

Quando vedete un’azienda che condivide gattini, sappiate che non sta facendo Visual Storytelling, a meno che essa non si chiami AthletiCat, una delle aziende presenti sul palco del #visualsamo che ha incentrato la propria strategia sui pelosetti morbidosi. E grazie al pifferino! Sono un’azienda produttrice di gadget per gatti (e bionde gattare), è ovvio che la loro strategia di racconto parta proprio da quello.

Quando però vedete un’azienda di altri settori, ad esempio il food che piace tanto alla mia amica Monia, condividere GIF di Minnie stranamente glitterate, sappiate che manca completamente una strategia di fondo (e anche la creatività se vogliamo dirla tutta).

Per due giorni mi sono sentita completamente immersa nel mio mondo: innanzitutto il colore dei Visual Storytelling Days è il rosa, quello potente e very biondo. Poi tutto quel parlare di Instagram, Snapchat, Facebook, foto, video, grafiche, parole, mi ha fatto sentire a casa come non mai. Altra cosa che mi ha fatto dire home sweet home è stata la presenza di 3 bei manzoni sul palco, ovvero i fondatori de Il Milanese Imbruttito.

Anche se non sei di Milano, non puoi non conoscerli! La loro storia mi ha stupito: hanno creato la pagina Facebook dal nulla, per fare della sana ironia sui modi tipici milanesi (we giargiana, ti sbrighi o no??) ma il successo è stato pressoché immediato ed inaspettato. A distanza di 4 anni sono diventati una vera e propria azienda che produce gadget brandizzati, organizza eventi e si occupa di sviluppare collaborazioni per promuovere altre realtà attive sul panorama milanese e nazionale.

Intanto, se anche nel vostro San Valentino non può mancare la sambuca, vi lascio un’intervista imbruttita prima di riprendere il racconto dei Visual Storytelling Days.

Appurato che le zone erogene sono Porta Romana, il Duomo, i Navigli e Corso Como, andiamo avanti!

Gli speakers dell’evento sono stati molto bravi e c’è stata una gran cura nella scelta da parte dell’organizzazione.

Onestamente non ho visto fuffa, ma solo persone competenti e numerose persone con il grande desiderio di imparare qualcosa di più sul racconto digitale.

Vorrei ringraziare Studio Samo per avermi chiesto di partecipare come media partner. Ho imparato molto in quei due giorni e non vedo l’ora di mettere in pratica tutto quello che mi è stato trasmesso.

Ora vado a creare l’immagine di copertina per il post… Se non vi piace, ricordatevi quella cosa che dicevo sul mio essere bionda e la mia totale mancanza di senso estetico.

Abbiate pietà di me girls 🙂